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Volontariato e certificazione delle competenze. Un nuovo tassello della riforma del terzo settore

Il Decreto Legislativo 117/2017, meglio noto come codice del terzo settore, ha offerto una disciplina complessiva dell’attività di volontariato, declinando il ruolo che i volontari assolvono nei diversi enti del terzo settore.

Il provvedimento delegava inoltre il Ministero del Lavoro nel definire i criteri per il riconoscimento in ambito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività di volontariato, consapevoli che si tratta di esperienze fondamentali per la crescita della persona, sia in termini di competenze tecniche che di soft skills. È così finalmente apparso nella Gazzetta ufficiale del 24/10/2025, n. 248 il Decreto ministeriale del 31/07/2025 recante “Definizione dei criteri per il riconoscimento in ambito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato” che sarà soggetto ad una attività di monitoraggio da parte del Ministero del lavoro.

Si tratta pertanto di un provvedimento che si inserisce nel quadro delle politiche nazionali per l’apprendimento permanente, avviato con la legge n. 92/2012 e consolidato con il dlgs 13/2013 sul sistema nazionale di certificazione delle competenze.


Chi individua le competenze e come avviene l’individuazione?

Il decreto prevede che “Gli enti del Terzo settore erogano, secondo il proprio ordinamento, il servizio di individuazione finalizzato al riconoscimento delle competenze esercitate dalla persona, attraverso una ricostruzione e valutazione dell'apprendimento non formale”.

È quindi l’ente del terzo settore ad individuare le competenze, eventualmente avvalendosi del supporto dei «Centri duale nazionale per lo sviluppo delle competenze professionali» (anche detti Centri DU-NA, ossia luoghi di formazione alternanza scuola-lavoro implementato a livello regionale attraverso una rete di istituzioni formative e imprese).

Sarebbe interessante capire quale tipo di supporto potrebbero offrire in materia le reti associative quanto meno alle realtà aderenti e come promuovere così uniformità di standard su tutto il territorio nazionale. Intanto alcuni enti hanno avviato percorsi formativi specifici per la creazione di figure dedicate ai servizi di individuazione e validazione delle competenze. Per approfondimenti si segnala il volume Analisi e innovazione dei processi formativi del Terzo Settore. Competenze strategiche dei volontari.


Come si costruiscono e certificano le competenze?

Il percorso presuppone che l’ente del terzo settore espleti i seguenti adempimenti:

a) fornire una completa informazione sul processo di individuazione delle competenze;

b) sottoscrivere con il/la volontario/a un progetto personalizzato contenente la durata, in ore e giorni o mesi, del percorso e gli obiettivi di apprendimento o i risultati attesi, entrambi descritti e riferiti agli standard di qualificazione;

c) individuare un tutor per il volontario;

d) predisporre un documento di trasparenza di valore, sottoscritto dalle parti, contenente i risultati di apprendimento e l’indicazione dell'attività svolta (l’impegno non può essere inferiore al 75% della durata iniziale prevista e comunque non inferiore a sessanta ore nell'arco di dodici mesi, salvo la previsione di durata minima maggiore nell'ambito del progetto personalizzato) e conforme al modello del decreto interministeriale 5 gennaio 2021;

e) predisporre, conservare e registrare le attestazioni.


Come faccio a valorizzare queste competenze in ambito scolastico e lavorativo?

Le attestazioni rilasciate potranno essere riconosciute nei percorsi scolastici, formativi e universitari, nonché considerate nei concorsi pubblici e nei processi di selezione del personale. Sarà però l’ente pubblico titolare per i rispettivi ambiti a definire criteri e procedure perché quelle competenze siano inserite nel Sistema nazionale di certificazione delle competenze.

È stato fatto un passo avanti ma il quadro non è ancora completato.

Come evidenziato poi dal portavoce del Forum nazionale del terzo settore, Giancarlo Moretti, è fondamentale però “che si costruisca un’infrastruttura unica, nazionale, per registrare, conservare e rendere interoperabili le attestazioni rilasciate dagli Enti. Solo così, infatti, si potranno garantire gli stessi standard tra Regioni, amministrazioni e reti associative e, di conseguenza, la stessa esigibilità dei diritti da parte dei volontari”.

Arsea Comunica n.107 del 12/11/2025 

Francesca Colecchia

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